Rischio Legionella negli impianti idrici: perché l’Italia è prima in Europa e cosa devono fare le aziende

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Il rischio Legionella negli impianti idrici torna al centro dell’attenzione: l’Italia si conferma il Paese europeo con il più alto numero di casi di legionellosi. Secondo l’ultimo rapporto dell’European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC), il tasso di notifica nel 2024 nell’Unione europea ha raggiunto 3,4 casi ogni 100.000 abitanti, il valore più elevato mai registrato. Per datori di lavoro, gestori di strutture e responsabili della sicurezza, comprendere questo rischio — e le relative responsabilità di legge — non è più rimandabile.

Italia prima in Europa: i dati sul rischio Legionella

Italia, Francia, Germania e Spagna concentrano insieme il 71% di tutti i casi di legionellosi notificati nell’Unione europea. In Italia, nel solo 2024, sono stati segnalati all’Istituto Superiore di Sanità (ISS) ben 4.627 casi, con un incremento del 18% rispetto all’anno precedente. Un trend in costante crescita, che si interrompe solo nel 2020 per effetto della pandemia.

L’OMS considera Legionella il patogeno trasmesso dall’acqua responsabile del maggior onere sanitario nell’Unione europea. La maggior parte dei casi riguarda soggetti con più di 65 anni e la mortalità può essere significativa, soprattutto in presenza di fattori di rischio come fumo, diabete e patologie respiratorie croniche.

Come prolifera Legionella: le condizioni di rischio

Legionella pneumophila è un batterio che si trova naturalmente negli ambienti acquatici — laghi, fiumi, falde — ma che diventa pericoloso quando colonizza gli impianti idrici artificiali degli edifici. Le condizioni che ne favoriscono la proliferazione sono ben note:

  • Temperature comprese tra 20 °C e 45 °C: la zona di maggiore rischio per la crescita batterica;
  • Ristagno dell’acqua: tratti di tubazione poco o mai utilizzati rappresentano un ambiente ideale;
  • Presenza di biofilm, calcare e sedimenti: si accumulano sulle pareti delle tubature e proteggono il batterio dai trattamenti disinfettanti;
  • Impianti complessi o datati: boiler, serbatoi, rami morti e reti poco manutenute sono i punti critici più frequenti.

Il contagio non avviene bevendo acqua contaminata, ma per inalazione di aerosol: microgoccioline d’acqua generate da docce, rubinetti, vasche idromassaggio, fontane decorative o impianti di climatizzazione. Negli anziani e nei soggetti con difficoltà deglutitorie è possibile anche la via dell’aspirazione accidentale.

Strutture a rischio e obblighi normativi

Il quadro normativo italiano che disciplina la gestione del rischio Legionella è articolato su più livelli.

Il D.Lgs. 81/2008 (Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro) classifica Legionella come agente biologico di gruppo 2 e impone al datore di lavoro la valutazione del rischio biologico (art. 271) e l’adozione di misure preventive proporzionate. Le Linee guida nazionali per la prevenzione e il controllo della legionellosi, approvate con Accordo Stato-Regioni del 7 maggio 2015, costituiscono il riferimento tecnico operativo di settore e hanno valore cogente in quanto richiamate da altre normative sanitarie. Il D.Lgs. 18/2023, che recepisce la Direttiva UE 2020/2184 sulla qualità delle acque destinate al consumo umano, ha introdotto per la prima volta l’obbligo di monitoraggio di Legionella negli edifici prioritari e impone ai gestori la predisposizione di un Piano di Sicurezza dell’Acqua.

Le strutture che devono obbligatoriamente predisporre un piano di valutazione e controllo del rischio Legionella includono:

  • Strutture sanitarie (ospedali, RSA, case di cura);
  • Strutture ricettive (alberghi, campeggi, agriturismi, strutture termali);
  • Edifici scolastici e sportivi;
  • Impianti industriali con torri di raffreddamento o sistemi di umidificazione;
  • Condomini e complessi residenziali con impianti idrici centralizzati.

Cosa cambia in pratica: dalla valutazione alle analisi

Il processo di gestione del rischio Legionella si articola in tre fasi sequenziali, come indicato nelle Linee guida 2015:

  1. Valutazione del rischio: ispezione degli impianti idrici e aeraulici da parte di figure tecniche competenti, individuazione dei punti critici e redazione del relativo documento;
  2. Gestione del rischio: attuazione delle misure correttive, che possono comprendere shock termico, disinfezione chimica, eliminazione di rami morti, decalcificazione e sostituzione di componenti degradati;
  3. Comunicazione del rischio: formazione e informazione del personale coinvolto nella manutenzione e nel controllo degli impianti.

Sul piano operativo, alcuni interventi di prevenzione sono immediatamente applicabili anche in assenza di focolai: fare scorrere l’acqua per alcuni minuti nei punti di utilizzo dopo periodi di inattività prolungata, mantenere l’acqua calda a temperature superiori a 50 °C e quella fredda al di sotto di 20 °C, rimuovere il calcare dai soffioni delle docce e dai rompigetto, eliminare i tratti di tubazione non utilizzati.

A queste misure si affiancano i campionamenti microbiologici periodici: prelievi sui punti di utilizzo (docce, rubinetti, serbatoi) analizzati da un laboratorio accreditato secondo i protocolli delle Linee guida ISS. I risultati, confrontati con i valori guida di riferimento, consentono di valutare l’efficacia delle misure adottate e di pianificare eventuali interventi di bonifica.

La notifica obbligatoria e il ruolo della sorveglianza

La legionellosi è soggetta a notifica obbligatoria entro 48 ore dall’individuazione del caso, con segnalazione al Servizio di Igiene e Sanità Pubblica competente per territorio. La notifica attiva le indagini epidemiologiche: oltre alle caratteristiche cliniche del paziente, vengono ricostruite le esposizioni a rischio nei dieci giorni precedenti — strutture ricettive, impianti termali, abitazioni non utilizzate di recente, piscine, attrezzature odontoiatriche — per identificare la fonte e prevenire nuovi casi.

Un sistema di sorveglianza efficace, coordinato dall’ISS e integrato con la rete europea ELDSNet, consente anche di intercettare focolai altrimenti difficili da collegare.

Il contributo del laboratorio accreditato

La ricerca di Legionella nelle acque richiede metodi analitici standardizzati e laboratori accreditati. DeltaControl S.r.l., laboratorio accreditato ACCREDIA n. 1974, esegue analisi di Legionella su campioni di acqua prelevati da impianti idrici, docce, serbatoi e torri di raffreddamento, supportando gestori, datori di lavoro e RSPP nella valutazione e nel monitoraggio del rischio. Il laboratorio affianca il cliente anche nella definizione del piano di campionamento e nell’interpretazione dei risultati alla luce delle Linee guida 2015 e del D.Lgs. 18/2023.

Per informazioni sui servizi di analisi e consulenza, è possibile contattare DeltaControl.

Nota: il presente articolo ha finalità esclusivamente informative e divulgative. Non sostituisce una valutazione professionale del rischio specifica per la struttura o l’impianto in esame. 

Fonti

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